Lo spettacolo muove da miti e racconti ancestrali, per entrare nella struttura ciclica dell’attività umana: il frantoio antico ne diventa simbolo; il coro, ovvero il “noi” che trasporta le solitudini, motore vivo, è sempre in scena, anche con canti della tradizione popolare; donne e uomini portano la loro personale esperienza del lavoro; una donna e un ragazzo affrontano con leggerezza il tema dell’educazione sentimentale; un nonno affida alla propria nipotina il compito di proseguire il sogno dell’umanità. 

Si dà voce e corpo a un mondo che voce e corpo non ha più, senza averne nostalgia: è sempre un “qui e ora“ che fa comunità, insieme a fantasmi che continuano a mandare segnali.

Una collaborazione fra le associazioni teatrali del territorio per dar vita a uno spettacolo intenso e evocativo.