Dei treni restano le nuvole. Voci che raccontano e cantano con occhi affettuosi e poetici i comuni luoghi di uno spaesamento dolce. Voci che portano in scena una terra, al contempo reale e metafisica, quotidiana e letteraria e che invitano a un diverso sguardo sulla quotidianità. Da binari smantellati risulta una strada, impalpabile e concreta, lacerti di memorie risuonanti religiosità popolare, asprezze di vita e tenerezze che fanno acuto il desiderio di essere collettività, pur restando ognuno con la propria “…disturbata ombra divina” che stampa sulla terra. Per ognuno un paese incastrato nel cuore, pieno di vuoti, mancanze, approssimazioni ma evidente ancora con certificazione di abitabilità. I teli bianchi sulla scena, sono bucato al sole, schermi per il cinema o teatro d’ombre, sono pagine da scrivere o lasciare bianche, leggeri tappeti forse volanti per processioni, pietosa copertura, sudari di paure e passioni, vele di bacche dentro fortunali, sono fatti di sale, farina e di neve, sono nuvole che si trasformano in tutto ciò che si trasforma. Dove impari la benevolenza e la misericordia dovuta a te stesso a agli altri, quello è il tuo paese. E può essere ovunque. Ringraziamo per gli spunti: canti e cantori popolari; G. R. Morteo; E. Montale; E. de Luca; F. Guccini; F. De Gregori; Giona profeta; G. Caproni; Anna Identici; Shakespeare; Nilla Pizzi; Tonino Fantinie Collodi.